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Salmone: alimento da scegliere o da scartare?

by Direzione | lascia un commento

Pubblichiamo oggi il contributo del dottor Antonino La Monica, Biologo Nutrizionista, sul salmone

 

Salmone

Illustrazione di Gianluigi Marabotti

Acclamato da chef, riviste e soprattutto da professionisti della salute per le sue molteplici proprietà benefiche, il salmone è stato da qualche tempo messo in discussione da figure autorevoli nel settore della nutrizione.

Il salmone possiede diverse note interessanti, dovute principalmente al suo ricco contenuto di omega-3 e di grassi polinsaturi dai noti effetti benefici sulla salute. Molti studi scientifici hanno infatti dimostrato che questo tipo di grassi contenuti nel salmone e in altri alimenti (pesce azzurro, crostacei, tofu, mandorle, noci e semi di lino) esercitano un’azione protettiva. In particolare:

  • riduzione dei livelli del colesterolo totale1;
  • prevenzione del rischio cardiovascolare2;
  • prevenzione di patologie celebrali, visive e depressive3;
  • prevenzione di patologie correlate a un meccanismo infiammatorio cronico4.

In generale si raccomanda di consumare pesce ricco di omega-3 due volte alla settimana, per ottenere vantaggi positivi per la salute. Da questo punto di vista il salmone è tra le prime fonti consigliate. Infatti nel salmone è contenuta una buona quantità di omega-3 (1,8g/100g5 nel salmone dell’Atlantico) rispetto al pari peso di altri alimenti; se però prendiamo come paragone del pesce azzurro, come ad esempio la sardina o lo sgombro, la differenza in quantità non è molto accentuata (1,4g/100g nella sardina del Pacifico e 1,0/100g nello sgombro dell’Atlantico).

In ambito ostetrico e pediatrico4 gli omega-3 contenuti nel pesce — in particolare l’acido docosaesanoico o DHA — sembrano influenzare positivamente la durata della gravidanza in donne a rischio di parto pre-termine e la crescita fetale e neonatale con notevoli ripercussioni sullo sviluppo neurologico e visivo del bambino.
Bisogna però fare attenzione a quali fonti di omega-3 consigliare.
In particolare, in gravidanza bisognerebbe astenersi dal consumo di salmone crudo o affumicato. Questo a causa della possibile presenza di batteri come la Listeria monocytogenes (causa della listeriosi, particolarmente pericolosa per donne in gravidanza) o del parassita Anisakis simplex (che provoca una grave infezione detta anisakiasi).

Di recente inoltre è stata posta attenzione sul salmone di allevamento intensivo. È stato visto che questi allevamenti sono nocivi per l’ambiente e possibilmente rischiosi anche per la nostra salute.
Uno studio6 ha esaminato la differenza di concentrazione di contaminanti (organochlorine) tra salmoni selvaggi e allevati. Il risultato è che i livelli erano molto più alti nei salmoni allevati, soprattutto europei.
Un altro studio7 ha invece esaminato tutti i possibili contaminanti presenti nei salmoni, trovando che questi erano considerevolmente più alti in quelli europei allevati e che i rischi sulla salute sono presenti anche se questo non veniva consumato spesso.
Considerato ciò, i medici norvegesi sconsigliano alle donne in gravidanza e allattamento di consumare salmone proveniente da allevamenti intensivi a causa della possibile elevata presenza di tossine.
Inoltre gli allevamenti intensivi producono grosse quantità di rifiuti8 chimici e biologici, che si depositano nei fondali e inquinano quindi l’acqua dove i pesci crescono e si nutrono.

In conclusione, le tanto pubblicizzate proprietà salutari del salmone, dovute ai nutrienti in questo contenuti, sono da attribuire al solo salmone selvatico, che purtroppo sta andando via via scomparendo9 a causa dell’aumento degli allevamenti intensivi.
Andrebbero pertanto consigliate anche altre fonti di omega-3, come ad esempio le sardine o gli sgombri provenienti dai nostri mari, le noci, l’olio di lino o i semi di lino.

 

Dottor Antonino La Monica

Dietetica e Nutrizione

Fonte:www.lascuoladiancel.it






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